UNA PILOTA IN CLASSE CONTRO GLI STEREOTIPI

20180420_122243_resized.jpgCAMPIONESSA  NONOSTANTE LE DISCRIMINAZIONI,  RACCONTA LA SUA ESPERIENZA IN CLASSE

Venerdì 20 aprile 2018, alla San Vincenzo di Erba, gli alunni della classe seconda hanno visto entrare una ragazza elegante e carina dall’aria molto dolce.

Tutti hanno pensato subito che fosse una modella e si sono chiesti cosa centrasse in una lezione contro gli stereotipi.

Grande è stato il loro stupore quando ha estratto dal borsone un casco e un trofeo e ha spiegato che è una pilota professionista di Rally.

Inizialmente i ragazzi pensavano che fosse uno scherzo, ma quando ha mostrato dei video in cui lei guidava, tutti sono rimasti a bocca aperta.

Tamara ha raccontato la sua storia: i suoi genitori hanno un team di auto da rally e le hanno trasmesso la passione per i motori fin da quando era piccola.

L’esordio da adolescente è stato promettente. I suoi genitori l’hanno sostenuta ed oggi Tamara corre ad altissimi livelli e ha ottenuto numerosi trofei e riconoscimenti.

Come è stato e come è praticare uno sport tradizionalmente riservato ai maschi?

Tamara ha raccontato che all’inizio era scoraggiante, perché era circondata da ragazzi che pensavano non fosse in grado di portare avanti una carriera in questo campo. Essendo l’unica femmina si sentiva a disagio, ma lei ha reagito con tenacia, determinazione, coraggio, professionalità.

A questo punto ha chiesto agli alunni cosa volessero fare da grandi per spronarli a seguire i loro obiettivi e i loro sogni senza farsi abbattere dai giudizi degli altri e dagli stereotipi.

La sua testimonianza è servita a capire che se loro vogliono veramente qualcosa si devono impegnare al massimo per essere in futuro orgogliosi del proprio percorso ed essere felici di ciò che fanno.

Grazie a Tamara e speriamo che progetti come questo aiutino altri ragazzi in futuro!

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LEZIONE LUNGO LE VIE DEL LAMBRO

Una gita per conoscere meglio il nostro fiume

Noi ragazzi di prima media martedì 17 aprile siamo andati a scoprire il tratto del Lambro più vicino a noi.
Verso mezzogiorno mangiamo al sacco e subito dopo saltiamo in macchina diretti verso la prima tappa. L’equipaggio è composto da 4 auto più quella della prof.ssa Gorgoglione con la prof.ssa Carpani, la nostra guida.
Arriviamo alla cascata di Asso, creata dal torrente “la Foce”, in piena, per le abbondanti piogge.

La prof Carpani ci spiega che moltissimo tempo fa il mare Tetide ricopriva tutta questa zona. Ci parla della cascata, che è un affluente di sinistra del fiume (per scoprirlo basta mettersi con le spalle alla sorgente).
Attraversiamo e vediamo il Lambro che passa nella valle Ravella. La prof ci insegna a distinguere i diversi tipi di roccia: quelle calcaree sono bianche e fatte a strati, perché sono i sedimenti depositati in fondo al mare. I massi erratici invece sono trasportati dai ghiacciai e hanno un corpo uniforme.
La seconda tappa è sul ponte di Scarenna: da quel punto il Lambro ha degli argini artificiali.

Un tempo il ponte non esisteva e il fiume serviva per difendere i villaggi della valle.
C’è un punto in cui il Lambro cambia direzione: alla località “la Fusina”. Si chiama così perché in passato il corso del fiume veniva deviato dalle aziende vicine e veniva utilizzato per pulire i macchinari e produrre energia.
Con un po’ di prudenza ci addentriamo nelle sterpaglie per vedere le “marmitte dei giganti”: la forza dell’acqua ha scavato delle enormi conche in cui il fiume scorre molto velocemente.

Raggiungiamo una passerella sospesa all’altezza del ponte stradale su uno strapiombo, sotto cui scorre l’acqua fognaria.
Pontelambro è la nostra quarta tappa: prende il suo nome da un antico ponte romano.
Camminiamo lungo il fiume e da lì si nota molto bene la formazione calcarea delle rocce.


Poi ci spostiamo poi a Erba, vicino alla foce del Lambrone. Gli argini sono completamente dritti e sono stati costruiti per volontà di Maria Teresa d’Austria. La foce era a estuario perché la ghiaia depositata dall’acqua veniva raccolta e venduta da una ditta che ora è chiusa e il fiume sta formando le diramazioni della foce a delta.

In località Geretta ci sono le risorgive, cioè ruscelli creati dalle acque del Lambro quando incontrano un terreno impermeabile. La temperatura è sempre la stessa, circa 13 gradi, e veniva utilizzata dai contadini per conservare il cibo e per allagare i campi e così facendo si otteneva un raccolto in più.
La professoressa osserva che in questo modo l’uomo sfrutta la natura ottenendo ciò che gli serve senza distruggere il territorio.
Al lido di Mojana osserviamo che il Lambro entra ed esce dal lago di Pusiano in due punti molto vicini.


A questo punto cerchiamo un bar per fare una pausa gelato, perché siamo stanchi e oggi sembra il primo giorno d’estate.
Ultime tappe: cavo Diotti, che tempo fa regolava l’uscita dell’acqua dal lago.

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Lì vicino, in località Pontenuovo, la Roggia Gallerana, l’emissario del lago di Alserio e il Lambro si uniscono e da questo punto in poi il Lambro diventa un fiume, perché ha una portata regolare.

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Il nostro itinerario si conclude in località Maglio, che prende il suo nome da quello della macchina che forgiava il ferro. La fabbrica sorgeva sulle rive del fiume. Ci sediamo sul ponte e osserviamo la forza dell’acqua (nuovamente sfruttata con un canale), che scende spumeggiando fragorosamente.

Questa uscita è stata divertente e istruttiva, anche se faticosa, perché rimangono più in mente le cose che si vedono e si “toccano con mano”.
La cosa più interessante è che abbiamo capito che spesso i luoghi vicino a noi sono quelli che conosciamo di meno, e per far sì che non siano “trasparenti” dobbiamo imparare ad avere occhi che osservano veramente.
Grazie alla prof.ssa Carpani perché ci ha aiutato a farlo.

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TEATRANDOCI

Insieme a Francesca prepariamo uno spettacolo in cui mettere in scena il viaggio dell’adolescenza.
Intanto ci muoviamo, impariamo pause, tempi, ascolto. Pensiamo e ci divertiamo…

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AIDD: chi siamo, dove andiamo

Con la dottoressa Montone abbiamo riflettuto su cosa significa diventare grandi, cosa è cambiato in quest’anno per noi, in cosa ci sentiamo diversi…
Abbiamo creato brevi scene per rappresentare i nostri pensieri.

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Cosa c’entra questo con la prevenzione delle dipendenze?

C’entra: chi è consapevole di sé,  di ciò che prova e riesce ad esprimerlo sarà meno portato a sviluppare dipendenze di qualsiasi tipo. Le dipendenze sono la risposta sbagliata ad un disagio che deve essere risolto in un altro modo.

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Noi ci siamo divertiti e abbiamo imparato… Grazie AIDD!

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N-UOVO

Cosa si fa quando si vince alla lotteria un uovo di 3 kg?
Si divide con i compagni, naturalmente!

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IT TAKES A VILLAGE TO RAISE A CHILD

Questa canzone prende il titolo da un proverbio africano che dice che ci vuole un intero villaggio per crescere un bambino: non solo i genitori, tutti gli adulti di una comunità possono e devono essere educatori.

Gli alunni di quinta primaria e prima secondaria hanno cantato insieme, diretti dal prof. Sugan. La registrazione è stata proiettata a Lecco, il 26 ottobre, durante la conferenza “L’educazione è un fatto corale”.

E’ stata un’esperienza nuova che li ha portati a misurarsi con un obiettivo importante e li ha aiutati a crescere!

 

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VEDIAMO TUTTO A SCACCHI

E da oggi la nostra scuola sarà come Marostica!

SV SCACCHI

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